Sostegno sociale
Approccio al paziente con decadimento cognitivo conseguente a demenza generica
- Decadimento iniziale/lieve, solitamente familiare con presenza costante di un caregiver
- motivare il paziente a descrivere i suoi deficit e le limitazioni nella vita quotidiana
- evitare di connotare negativamente deficit cognitivi
- aiutare i familiari ad esprimere preoccupazioni e perplessità
- sottolineare la possibilità di valorizzare le abilità ancora presenti
- valutare eventuali problemi medico-legali e finanziari conseguenti al deficit
- consigliare terapie specifiche di supporto psicosociale e riabilitativo
- limitare il danno cognitivo con i farmaci in uso
- curare la depressione o i disturbi psichici concomitanti
- valutare attentamente le idee di suicidio
- Decadimento moderato, solitamente di passaggio dal domicilio alla struttura residenziale
- valutare il livello di disorientamento spazio-temporale
- valutare i deficit sensoriali (udito, vista, deambulazione, equilibrio, ecc)
- consigliare uno schema di giornata ordinata per limitare i momenti confusivi
- valutare il grado di consapevolezza del paziente
- rassicurare il paziente per non farlo cadere nell’ansia
- informare i familiari dei rischi domestici (gas, elettricità, oggetti pericolosi, ecc.)
- vigilare sulle possibili “fughe” notturne
- suggerire ai familiari un’assistenza domiciliare
- educare i familiari a interventi rassicuranti per limitare agitazione e aggressività
- curare farmacologicamente i sintomi psicotici, l’insonnia, la depressione
- Decadimento grave, solitamente ad esclusivo e dedicato luogo di degenza
- mantenere un contatto fisico e una relazione con il paziente anche se gravemente compromesso
- programmare esami obiettivi neurologici a scadenza fisse
- trattare i disturbi clinici concomitanti
- sostenere la famiglia e impegnarsi per l’eventualità della lungodegenza
Segni comuni nei differenti stadi della malattia di Alzheimer
- Stadio precoce: condizione solitamente familiare con caregiver in presenza e supporto farmacologico e psicologico
- dimenticanze e momenti di “assenza”
- fatica
- difficoltà a ricordare parole familiari
- incapacità a imparare cose nuove
- deterioramento nel giudizio e nel comportamento
- Stadio intermedio: condizione solitamente in struttura protetta generica con supporto farmacologico e psicologico
- perdita di logica, memoria e abilità motoria
- impazienza, irrequietezza
- aggressioni fisiche o verbali in risposta alla frustrazioni
- decadimento delle capacità di linguaggio e verbali e delle capacità matematiche
- declino delle capacità sociali
- idee persecutorie
- Stadio avanzato: condizione solitamente in struttura protetta specializzata con supporto farmacologico di sedazione
- perdita di controllo delle funzioni intestinali e urinarie
- declino delle capacità di impartire o eseguire semplici comandi
- allucinazioni
- disturbi emotivi
- essere ingiurioso e incontrollabile oppure emotivamente piatto
- andatura trascinata, movimenti goffi e lenti
- Stadio finale: condizione solitamente in struttura protetta con supporto farmacologico di sedazione di attesa
- impossibilità di pensare, parlare, percepire, muoversi
Deistituzionalizzazione
Negli ultimi decenni, c’è stato un movimento per portare le persone affette da sindromi neurodegenerative fuori dagli istituti di cura (deistituzionalizzazione, specie per sindromi non gravi) per aiutarle a inserirsi nella società. Ciò è stato possibile grazie allo sviluppo di farmaci efficaci e a un approccio diverso alla malattia mentale. Ovvero farmaci che hanno maggiore specificità e modifica del contesto sociale dove la patologia si è verificata. Di qui ad una socializzazione mirata ad una concausa sociale che in passato veniva poco valutata.
Oggi l’approccio terapeutico è cambiato per mutata considerazione dei sintomi individuali e della loro relazione con il contesto sociale. Nasce così la considerazione nelle forme più lievi non di patologia, ma di neurodiversità variabile nel rispetto della loro dignità individuale per cui il livello di patogenicità è espresso dal medico su una base individuale soggettiva e non da una corrispondenza di protocollo generico di causa (per approfondire questo concetto aprire questo link).
La ricerca ha dimostrato che determinati interventi tra i malati mentali gravi e i familiari possono migliorare o aggravare la malattia mentale. Pertanto, sono state sviluppate tecniche terapeutiche familiari che in molti casi evitano la necessità di istituzionalizzare i malati mentali cronici. Attualmente, i caregiver familiari sono coinvolti più che mai nella terapia, essendo l'elemento di relazione tra il contesto sociale e la soggettivizzazione della patologia, come evidenziato nella frase: "Non esiste l’Alzheimer, ma individui con l’Alzheimer".
Non possiamo negare che in alcuni casi, specialmente gravi, la deistituzionalizzazione ha comportato una serie di problemi. Il trattamento necessario e la protezione dal pericolo che veniva fornita negli istituti non è stata adeguatamente sostituita da servizi di igiene mentale pubblici a causa dell'insufficienza di fondi e cultura sanitaria di fondo.
Per via dei problemi connessi alla deistituzionalizzazione, sono stati sviluppati nuovi approcci terapeutici, come il trattamento assistivo comunitario (Assertive Community Treatment, ACT), una pratica intensiva sul territorio. Ciò fornisce una rete di sicurezza per le persone affette da disturbi mentali cronici gravi. L’ACT si avvale di un team di operatori sociali, specialisti della riabilitazione, consulenti, infermieri, psichiatri e psicologi (cioè di un team multidisciplinare complesso nel suo funzionamento e assai costoso per il sistema sanitario pubblico).
Sostegno sociale
Diverse ricerche hanno dimostrato che un forte sostegno sociale può significativamente migliorare la risoluzione di problematiche mentali, sia fisiche che mentali. Per questo, sono stati creati gruppi di auto-aiuto per favorire il reinserimento sociale e la valorizzazione individuale di ciascun partecipante, oltre a valutare quali possano essere le problematiche specifiche. Alcuni esempi di metodo sono praticati da gruppi di auto-aiuto includono Alcolisti Anonimi e Tossicodipendenti Anonimi, che si concentrano su questioni di dipendenza individuale. Altri, invece, sono volti alla popolazione, come le associazioni nazionali per la salute mentale, che offrono sostegno alle famiglie di persone affette da gravi malattie mentali. Il sostegno sociale familiare e di auto-aiuto è quindi un importante sistema terapeutico, efficace e poco costoso, da perseguire.
Variabili connesse
Il soggetto con demenza presenta una personalità variabile e manifesta stati d'animo e comportamenti che possono cambiare anche di giorno in giorno, a seconda del contesto in cui si trova. I cambiamenti improvvisi in queste caratteristiche, soprattutto se non legati a eventi disturbanti, possono segnalare un problema psicologico. Un cambiamento significativo e duraturo della personalità, in particolare, è spesso un indicatore di un disagio psicologico, e tali mutamenti possono essere classificati in base a eventi come: autolesionismo, violenza verso altri, minacce, stato confusionale, delirio, febbre, difficoltà di deambulazione o equilibrio, o problemi di eloquio.
Nella valutazione dei segnali d'allerta, è importante considerare che non tutti i cambiamenti nella personalità e nel comportamento sono necessariamente attribuibili a disturbi mentali. Fattori come l'assunzione di sostanze psicotrope, inclusi l'astinenza e gli effetti collaterali, così come disturbi che colpiscono principalmente il cervello e condizioni sistemiche che influenzano anche il cervello, devono essere presi in considerazione. Le persone che mostrano segnali d'allerta dovrebbero essere visitate da un operatore sanitario il prima possibile. In caso di comportamenti violenti, potrebbe essere necessario un trattamento sanitario obbligatorio.
Trattamenti somatici e psichici
La maggior parte delle procedure terapeutiche per i disturbi mentali può essere svolta con:
- Trattamenti somatici che comprendono i farmaci, la terapia elettroconvulsivante e altre terapie che stimolano il cervello (come la stimolazione magnetica transcranica e la stimolazione del nervo vago).
- Trattamenti psicoterapeutici che comprendono la psicoterapia (individuale, di gruppo o familiare e di coppia), le tecniche di terapia comportamentale (come le tecniche di rilassamento o la terapia di esposizione) e l’ipnoterapia.
La maggior parte degli studi condotti in materia suggerisce che, per le principali malattie mentali, l’associazione di farmaci e psicoterapia risulta più efficace rispetto a entrambi i metodi di trattamento usati singolarmente. Gli psichiatri non sono gli unici operatori sanitari specializzati nel trattare la malattia mentale. In questo ambito, figurano anche psicologi, infermieri specializzati in psichiatria e assistenti sociali. Tuttavia, gli psichiatri (e gli infermieri specializzati in psichiatria) sono gli unici operatori sanitari che possono prescrivere i farmaci. Gli altri operatori sanitari della salute mentale praticano principalmente la psicoterapia.
Negli ultimi anni, sono stati compiuti notevoli progressi nell’ambito della psicoterapia, ricreando un’atmosfera empatica e confortevole, il terapeuta spesso è in grado di aiutare il paziente a identificare la causa dei propri problemi e a considerare alternative per affrontarli. La consapevolezza emotiva e la capacità introspettiva che il paziente acquisisce attraverso la psicoterapia spesso comportano variazioni attitudinali e comportamentali, che permettono al soggetto di vivere una vita più attiva e soddisfacente.
La psicoterapia risulta appropriata ed efficace in un'ampia gamma di patologie. Persino i soggetti sani traggono giovamento dalla psicoterapia in caso di difficoltà sul lavoro, lutto o malattie croniche in famiglia. Anche la psicoterapia di gruppo, la terapia di coppia e la terapia familiare sono ampiamente utilizzate.