L'autismo negli anziani



Premessa

La percezione comune che l'autismo sia una condizione esclusivamente infantile è un mito da sfatare. Il Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) è un disturbo del neurosviluppo che accompagna la persona per tutta la vita. La domanda "l'autismo peggiora con l'età?" è complessa e spesso mal interpretata. Non si tratta di un deterioramento inevitabile, ma di un'evoluzione dinamica dei sintomi e delle sfide in risposta ai cambiamenti biologici, psicologici e sociali dell'invecchiamento. 

Lo spettro autistico in età avanzata è un campo ancora poco esplorato e spesso trascurato, anche per via dello scetticismo da parte delle stesse persone anziane interessate. La senilità comporta molti cambiamenti fisici, neurologici e psicologici tanto da esprimersi in un diverso stato di vita. L’invecchiamento non è una patologia, ma una diversa condizione di vita che ogni individuo deve affrontare e che sostanzialmente esprime una diversità, che sul piano fisico si esprime con “un passaggio da una condizione di autonomia ad una condizione di lenta perdita di autonomia” e che sul piano psichico porta ad una restrizione di rapporti sociali in cui l’aspetto conservativo assume più valore dell’aspetto esplorativo tipico della giovinezza e della maturità. Tipicamente, come per ogni condizione sintomatologica della vecchiaia, l’autismo degli anziani non può essere affrontato come una condizione singola, ma come parte di un processo che prevede per sua natura una comorbilità. Ogni condizione di alterazione metabolica o funzionale nell’anziano fa parte di un complesso di condizioni che non si esprimono più tanto in una specifica patologia, ma con un insieme di modificazioni alterate di funzionamento di apparati (cardiocircolatorio, psichico, motorio, sensoriale, ecc,). 

  • Ne consegue che la presenza di uno spettro autistico manifesto in un anziano e la conseguente diagnosi è la sovrapposizione di sintomi con altre condizioni di alterate funzionalità comuni tra gli anziani. In particolare la condizione autistica nell’anziano andrà considerata entro il campo di altre manifestazioni tipiche quali la demenza, la depressione o i disturbi d’ansia.
  • Ne consegue che capire l’autismo negli anziani è spesso complesso a causa di fattori diversi tra i quali i principali sono: mancanza di dati specifici, diagnosi tardiva o mancata, confusione con altre condizioni, aumento della consapevolezza e riluttanza a cercare una diagnosi.

Sul piano socio sanitario collettivo gli autistici anziani non sono ben censiti, hanno diagnosi poco chiare e viene poco considerata la loro disabilità relazionale, sopraffatta com’è da altre sintomatologie più legate alla condizione fisica. Autistici si nasce, anche se la diagnosi nelle forme più lievi si esprime in uno stato adulto, spesso a seguito di altre sintomatologie di decadimento psicofisico dovute all’età e alla necessità sociale di fornire un sostegno a queste persone che non sia solo di istituzionalizzazione. La condizione di anziano autistico rientra massimamente nella sfera relazionale che ha nella famiglia un impatto simile a quello della demenza. Due condizioni che portano ad uno tsunami familiare condizionando fortemente l’armonia e ponendo la necessità che un membro familiare o collettivamente nell’insieme dei componenti, si debbano dedicare alla loro cura.

Il ruolo dei caregiver e della famiglia

La famiglia svolge un ruolo cruciale nel fornire all’anziano autistico il supporto adeguato. La condizione dell’autismo in età senile non influenza solo la vita individuale, ma anche quella della famiglia o delle persone vicine all’anziano. Spesso la famiglia potrebbe avere difficoltà ad aiutare una persona anziana autistica e potrebbe ricorrere a trattamenti non adatti all’aiuto corretto, peggiorando così la condizione di quest’ultima. Il caregiver dovrà porre attenzione ad alcuni comportamenti:

  • Concedere più tempo all’elaborazione del parlato della persona, sia espressiva (parlare) che ricettiva (udire e interpretare).
  • Tenere presente che il loro comportamento scorretto è raramente intenzionale. 
  • Cambiare le nostre risorse e prospettive per aiutarli a far fronte alla vecchiaia. 
  • Avere suggerimenti e soluzioni pronte prima di affrontare i problemi con la persona autistica. 
  • Essere ottimisti nei rapporti con l’anziano che si aiuta.

Si deve ricordare che nei casi di autismo lieve o ad alto funzionamento, l'aspettativa di vita è generalmente sovrapponibile a quella della popolazione generale. Tuttavia, per l'autismo grave e in presenza di disabilità intellettiva, la speranza di vita può essere inferiore, attestandosi in media tra i 39 e i 58 anni. Questo significa che la condizione autistica in sé non riduce direttamente la durata della vita, ma il divario da circa 80-90 dei normotipi ai 50-60 negli autistici gravi (forbite nella normalità nel considerare ogni disfunzionalità di un singolo apparato corporeo nella vecchiaia) è determinato specificamente da diversi fattori chiave quali: 

  • Patologie concomitanti: l'aspettativa di vita può diminuire a causa di patologie associate, prima fra tutte l'epilessia. 
  • Barriere di accesso alle cure: spesso le persone autistiche anziane riscontrano difficoltà nell'accesso ai servizi sanitari di base. 
  • Salute mentale: si osserva un tasso elevato di disturbi dell'umore, ansia e, in alcuni casi, una maggiore vulnerabilità a esiti suicidi. 

La gestione familiare di una persona anziana autistica

È comune per gli anziani autistici avere difficoltà a spiegare gli stati di salute. Ad esempio, potrebbero non dire che hanno articolazioni rigide, crampi alle gambe o aritmia cardiaca. Oppure potrebbero non rendersi conto che stanno perdendo l’udito. Questi fenomeni possono incidere molto sul comportamento e possono portare paura e insicurezze. 

Ne consegue che i piani proattivi sono cruciali nel seguire l’anziano autistico:

  • Avere sempre un atteggiamento positivo e incoraggiare la cura e l’igiene.
  • Incoraggiare l’esercizio fisico regolare per aiutarli a rimanere il più in forma possibile.
  • Fare un programma giornaliero delle cose da fare.  
  • Non costringerlo a fare cose che non gli piacciono dal cibo ai vestiti.

Ne consegue che non esistono prove di un deterioramento fisico specifico legato all'autismo in sé. Tuttavia, la salute mentale può essere messa a dura prova poiché richiede ambienti prevedibili, riduzione del sovraccarico sensoriale e un'adeguata formazione dei caregiver basata su alcune aree fondamentali:

  • Sovrapposizione dei sintomi: condizioni come ansia, depressione o declino cognitivo (demenza) possono mimare o mascherare l'autismo.
  • Mascheramento: molti anziani hanno sviluppato strategie di adattamento sociale per tutta la vita (fenomeno del masking), rendendo più difficile una diagnosi corretta in età avanzata.
  • Routine e Prevedibilità: con l'avanzare dell'età, la rigidità nelle routine e la resistenza ai cambiamenti possono aumentare. Mantenere orari e ambienti stabili è fondamentale per evitare crisi (meltdown o shutdown). 
  • Sovraccarico Sensoriale: l'ipersensibilità a luci, suoni o odori può accentuarsi. Gli ambienti dovrebbero essere adattati di conseguenza.
  • Schede Personalizzate: in contesti assistenziali (es. centri diurni), è molto utile fornire al personale un elenco chiaro delle abitudini, delle preferenze alimentari e degli oggetti a cui la persona è legata. 

Conclusione

L'obiettivo finale deve essere quello di garantire un invecchiamento che rispetti l'autonomia e la dignità dell'individuo. Questo significa passare da un modello di mera assistenza a uno di supporto all'autodeterminazione, fornendo gli strumenti e le condizioni necessarie affinché la persona possa vivere una vita piena e significativa secondo le proprie condizioni.

Gli anziani nello spettro autistico affrontano sfide uniche, tra cui la sovrapposizione dei sintomi con l'invecchiamento, un rischio maggiore di isolamento e una carenza generale di servizi di supporto dedicati. Spesso hanno sviluppato forti strategie di compensazione nel corso della vita, rendendo più difficile la diagnosi, che può essere confusa con demenza, depressione o ansia. 

La famiglia e i caregiver svolgono un ruolo fondamentale nel supporto degli anziani con autismo. È importante che ricevano la formazione e il supporto necessari per comprendere le esigenze specifiche del loro caro. Inoltre, la pianificazione a lungo termine diventa essenziale per garantire che gli anziani con autismo ricevano le cure adeguate anche quando i caregiver principali non sono più in grado di fornire assistenza.

Ogni individuo con autismo è unico, e ciò diventa particolarmente evidente nell’età avanzata. È essenziale adottare un approccio personalizzato nella diagnosi e nel trattamento, che tenga conto della storia personale, delle capacità e delle preferenze di ciascuno. Questo approccio può contribuire a migliorare significativamente la qualità della vita degli anziani con autismo, garantendo loro un’esperienza di invecchiamento più serena e dignitosa.