Terapia o meglio terapie
Indice
- Premessa e cos’è
- Film sull'autismo
- Neurodiversità
- Educazione speciale
- Terapia, o meglio, terapie
- Bibliografia
- Aggiornamenti 2026
Psicofarmacologia del disturbo autistico
Premessa: Queste note hanno un carattere puramente informativo. Ogni cittadino ha il diritto di essere informato su ciò che la ricerca e la medicina offrono per la propria salute. Tuttavia, la diagnosi e la terapia sono competenze esclusive dei professionisti del settore sanitario. Sarà l’operatore sanitario a valutare l’opportunità di un intervento farmacologico, piuttosto che il desiderio del paziente o dei suoi familiari di richiedere o intraprendere una terapia farmacologica.
Le informazioni che seguono sono in linea con quanto appena affermato, considerando la complessità della sintomatologia nel disturbo dello spettro autistico, dove l’errore e l’incertezza sono comuni e la ricerca è in continua evoluzione. Prima di addentrarci nel tema, è utile rivedere alcuni concetti fondamentali.
L'autismo è una condizione del neurosviluppo che non può essere curata, ma con interventi e supporti adeguati, le persone autistiche possono vivere in modo funzionale e soddisfacente. È cruciale sfatare i miti che circondano l'autismo e focalizzarsi su trattamenti basati sull'evidenza, in grado di migliorare la qualità della vita delle persone affette da questa condizione. La comprensione e il supporto continuo sono essenziali per aiutare le persone autistiche a superare le barriere e raggiungere il loro pieno potenziale. Educando e sostenendo queste persone, possiamo contribuire a una società più inclusiva e comprensiva.
Attualmente, il protocollo di intervento di base raccomandato dagli specialisti clinici per un individuo con ASD è il seguente:
● Interventi educativi mirati a migliorare specifiche abilità del paziente attraverso attività mirate;
● Terapia cognitivo-comportamentale, una forma di psicoterapia che insegna al paziente a riconoscere e gestire comportamenti problematici;
● Sedute basate su tecniche psicologiche che coinvolgono l’intero nucleo familiare del paziente. Questo tipo di terapia ha maggior successo quando tutta la famiglia comprende a fondo le peculiarità della condizione, al fine di supportare al meglio chi ne è affetto.
Nel contesto degli interventi educativi a livello familiare, diverse associazioni supportano individui e famiglie che affrontano l'ASD. Un esempio significativo è l'Associazione Nazionale Genitori per Persone con Autismo (ANGSA), che si impegna a promuovere l'educazione specializzata, l'assistenza sanitaria e sociale, la ricerca scientifica, la formazione degli operatori e la tutela dei diritti civili per le persone autistiche e con disturbi generalizzati dello sviluppo. Tuttavia, la mancanza di interesse e l'inefficienza dei servizi locali nel rispondere ai bisogni delle persone nello spettro e delle loro famiglie hanno portato alla nascita di numerose piccole associazioni. Un esempio è "Abilitiamo Autismo onlus - abitiamo e abilitiamo", fondata da cinque famiglie con figli autistici giovani adulti. L'obiettivo di questa associazione è creare un polo multifunzionale per la presa in carico di giovani adulti con autismo, migliorando così la loro qualità di vita. Un punto di forza dell'associazione è la presenza dei fratelli delle persone affette da autismo (sibling) tra i soci fondatori, che possono fornire sostegno, forza e continuità all'iniziativa.
Per quanto riguarda gli interventi di terapia cognitivo-comportamentale, esiste una varietà di terapie e trattamenti progettati per migliorare le abilità e i comportamenti delle persone con autismo, oltre a formare genitori e caregiver affinché possano supportare efficacemente gli individui con ASD. Queste terapie, che si presentano con nomi e protocolli diversi, sono utili per insegnare abilità e gestire comportamenti nelle persone con autismo. Sono ampiamente utilizzate e hanno dimostrato la loro efficacia in numerosi studi.
Le fasi terapeutiche multimodali sono frequentemente accompagnate, quando necessario, da un intervento farmacologico, in particolare quando alcuni sintomi risultano particolarmente debilitanti o in presenza di patologie associate specifiche. Come per tutti i disturbi mentali, anche i disturbi dello spettro autistico presentano sintomi variabili, spesso associati ad altri disturbi. In molti casi, la terapia farmacologica può rivelarsi utile nel controllare l’intensità, la comparsa e la durata di alcuni di questi sintomi.
Attualmente, non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l’efficacia dei trattamenti farmacologici sui sintomi principali del disturbo dello spettro autistico (ASD), come i deficit nella comunicazione e nell'interazione sociale. Tuttavia, gli interventi farmacologici possono essere efficaci per gestire alcune categorie di sintomi e comportamenti problematici frequentemente associati al disturbo, come irritabilità, aggressività, comportamenti autolesivi, esplosioni di rabbia, sintomi legati alla comorbidità con il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), comportamenti ripetitivi e sintomi d’ansia.
Nonostante ci sia un crescente corpus di letteratura scientifica riguardo alla somministrazione di farmaci psicotropi nell’ASD, la maggior parte delle prescrizioni si basa su evidenze scientifiche limitate. Questo articolo offre una sintesi della letteratura attualmente disponibile, presentando un panorama dei farmaci attualmente in uso e di alcuni in fase sperimentale. I farmaci saranno elencati in base al loro bersaglio d’azione e alla tipologia di attività.
Sintomo. Irritabilità. L'irritabilità diventa oggetto di trattamento farmacologico quando gli interventi educativi e psicologici non producono risultati sui comportamenti problematici, che rappresentano un rischio per l'individuo e per chi lo circonda. Inoltre, si ricorre a tali trattamenti quando questi comportamenti ostacolano in modo significativo la partecipazione ad attività e terapie. La riduzione dei livelli di irritabilità nelle persone con ASD non è solo mirata a garantire la sicurezza dell'individuo e della sua famiglia, ma anche a migliorare complessivamente la qualità della vita di tutti coloro che si occupano della persona con ASD.
● Classe di farmaci: antipsicotici di seconda generazione. Negli ultimi 20 anni, gli antipsicotici atipici o di seconda generazione (SGA) sono
diventati la classe di farmaci più frequentemente prescritti in caso di irritabilità. I più frequentemente usati sono: il risperidone,
l’aripiprazolo, il paliperidone, la quetiapina, l’olanzapina, il ziprasidone, la clozapina, il lurasidone.
● Classe di farmaci di prima generazione. Il più frequentemente usato è l’aloperidolo.
● Classe di farmaci non antipsicotici. I più frequentemente usati sono: la clonidina, il litio, gli antiepilettici, la N-acetilcisteina, il naltrexone.
Sintomo. Disturbi da deficit dell’attenzione/iperattività (ADHD). Nelle persone con ASD, l’ADHD rappresenta uno dei più frequenti disturbi in comorbidità e spesso questo contribuisce alla compromissione funzionale rilevata. Sono molti gli agenti farmacologici usati per trattare l’ADHD, sia da soli che in comorbidità con l’ASD. Per semplicità si ricordano il metilfenidato, la guanfacina e l’atomoxetina.
Sintomo. Comportamento ripetitivo interferente. Questi sintomi sono di tipo nucleare dell’ASD e spesso determinano una compromissione funzionale significativa per gli individui e le loro famiglie. Sono pochi ancora i dati disponibili circa la reale efficacia dei trattamenti farmacologici. Tra i farmaci si ricordano l’acido valproico e suoi derivati già frequentemente usati nell’epilessia.
Sintomo. Ansia. L’ansia si può manifestare in comorbidità con l’ASD, incidendo significativamente sul funzionamento complessivo. I farmaci contro l’ansia per il trattamento negli individui con ASD sono simili o identici a quelli impiegati in individui normotipi. Sebbene le prescrizioni di farmaci per il trattamento dell’ansia siano frequenti, non esiste un’evidenza solida a favore di questa pratica ed è necessaria un’accurata valutazione dei rischi, fra cui l’attivazione comportamentale, a fronte di potenziali benefici idiosincratici.
Sintomo. Disturbi del sonno. Sono abbastanza frequenti nelle persone con ASD, in particolare durante l’infanzia e l'adolescenza. Parent-training e approcci comportamentali sono spesso essenziali per migliorare la qualità del sonno e possono essere considerati interventi di prima scelta. Tuttavia, in qualche caso, queste tipologie di intervento possono non essere praticabili, oppure l’insonnia può essere resistente a questo tipo di trattamento. Un intervento largamente praticato è quello con l’assunzione di melatonina. E’ necessario usare grande attenzione all’uso di farmaci come le benzodiazepine e derivati (ma anche di altri farmaci ad azione sedativa) per l’effetto paradosso che possono avere con altri farmaci di impiego nell’ASD.
Compromissione del funzionamento sociale. Sino ad oggi non sono stati sviluppati farmaci a sicura azione su questo sintomo che è uno dei sintomi nucleari dell’ASD. Sono stati studiati e applicati numerosi principi attivi quali si ricordano: l’arbaclofen, il sulforafano, l’ossitocina,la D-cicloserina.
Le differenze di approccio neuropsicologico nell’autismo
L’approccio clinico atomistico dei protocolli medici è quello mirato alla patologia sulla base di una procedura che è rivolta alla causa (eziologia) che solitamente ha un inizio “semplice e piccolo”. Questo tipo di approccio tende a scomporre la sindrome nelle sue componenti più semplici per comprenderla. Nel caso dell’autismo l’approccio trova rilevanza nell’analisi genetica che fornisce una “impronta” sulla quale si individuano a livello cromosomico le deviazioni genetiche che sono alla base dell’autismo. L’aspetto genetico è rilevante sul piano della diagnosi, ma lo è meno sul piano terapeutico poiché i geni interessati all’autismo sono un numero assai rilevante (oltre 100 e alcuni dicono ben di più). Questo rende l’eventuale terapia genica assai più complessa ed inoltre la presenza di geni devianti, può non essere sufficiente perchè un soggetto sia o divenga autistico. Di qui alla nascita di un approccio diverso legato al riconoscimento della neurodiversità come natura propria del complesso degli individui umani.
Esempio semplificato di approccio medico atomistico o riduzionistico
- malattia
- infezione
- batterio
- antibiotico
- equipe a centralità specialistica monocratica (una o poche specialità di riferimento)
- antibiotico
- batterio
- infezione
Nel caso dell’autismo l’approccio è olistico e quindi globale: significa considerare la persona nella sua interezza, valutando le interconnessioni tra mente, corpo ed emozioni, piuttosto che concentrarsi sulle singole parti. L’approccio olistico considera l'individuo nel suo insieme e non la singola sindrome comportamentale: integra tutte le dimensioni dell'essere umano per favorire l'armonia interiore. E’ un approccio anche medico clinico che già riguarda ad esempio le malattie mentali in una certa misura, ma oggi anche sindromi complesse che riguardano l’individuo come la vecchiaia e stadi di demenza leggera che non rientrano obbligatoriamente in uno stato patologico, ma in una condizione di normalità peri senilità che non per questo deve essere istituzionalizzato o costretto alla reclusione di solitudine.
Esempio semplificato di approccio olistico-psicologico in un soggetto autistico
- spettro autistico
- ogni bambino ha il suo autismo
- ogni bambino ha reazioni personali
- terapia comportamentale
- terapia farmacologica per sintomi: ansia, irritabilità individuale. equipe con tendenza a centralità specialistica monocratica
- educazione speciale preventivi: approccio globale, olistico. Equipe con tendenza collegiale a specialità paritetiche
- terapia comportamentale
- ogni bambino ha reazioni personali
- ogni bambino ha il suo autismo
Conclusione
Negli ultimi anni, sono stati compiuti notevoli progressi nella psicofarmacologia dell'ASD. Il cluster di sintomi associati all'irritabilità, all'aggressività, all'autolesionismo e alle esplosioni di rabbia rappresenta un aspetto clinico dell'ASD che può attualmente beneficiare di un intervento farmacologico più mirato, con due agenti già approvati dalla FDA. Questi sviluppi hanno portato a trattamenti farmacologici di prima linea per l'irritabilità, anche se è importante sottolineare la scarsità di dati riguardanti il trattamento dell'irritabilità farmacoresistente. La gestione dell'aggressività e dell'autolesionismo, che non rispondono ai trattamenti, richiede spesso un delicato equilibrio tra il profilo di rischio e la potenziale efficacia del farmaco, specialmente quando si valuta l'appropriatezza della terapia con clozapina. Rimangono da chiarire i fattori che contribuiscono allo sviluppo di irritabilità farmacoresistente nell'ASD.
L'approccio farmacologico all'ASD è ulteriormente complicato dalla natura generalmente off-label della terapia farmacologica e dai potenziali problemi di tolleranza a questi farmaci in questa popolazione. Saranno necessari ulteriori studi clinici per identificare i potenziali predittori della risposta al trattamento per i diversi sintomi target. Quindi, la frontiera dell'approccio farmacologico all'ASD è promettente, ma comporta una complessità elevata che richiede competenze mediche specialistiche e un'esperienza pratica consolidata. Questo approccio metodologico complesso diventerà sempre più essenziale per analizzare l'eterogeneità della risposta ai trattamenti nell'ASD.
Il punto sulla sperimentazione di nuovi farmaci per l’ASD
Attualmente non esiste un farmaco specifico per l'autismo, ma sono in fase di sviluppo nuovi farmaci mirati a trattare sintomi specifici. Sebbene non abbiamo ancora una terapia in grado di intervenire sulla natura dell’autismo, esistono farmaci che possono alleviare singoli sintomi associati all'ASD. Per fare un paragone semplice, consideriamo un mal di gola causato da un'infezione batterica: l'antibiotico è il farmaco principale che agisce sull'agente infettivo, mentre per alleviare il dolore o il bruciore si possono prescrivere prodotti emollienti o antinfiammatori, a seconda della gravità del problema.
Attualmente, nel campo della sperimentazione di farmaci per l’ASD, si stanno studiando soluzioni in grado di alleviare i sintomi più significativi riscontrati negli individui con questa condizione. È importante sottolineare che la sperimentazione ha sempre un carattere di validazione generale, prima di considerare variabili come età, etnia, alimentazione, stato nutrizionale, allergie, e altre caratteristiche individuali che devono essere attentamente valutate. I protocolli di validazione dei farmaci seguono un processo a fasi (fase 1, fase 2, fino alla registrazione del prodotto e alla validazione da parte di enti nazionali e internazionali).
- Farmaci in sperimentazione clinica
Balovaptan, in studi clinici di fase 2, volti a riequilibrare l'attività neuronale o a modulare i recettori della vasopressina. Balovaptan: farmaco di Roche che agisce sui recettori della vasopressina V1a per trattare i sintomi nucleari dell'autismo, come le difficoltà socio-comunicative e i comportamenti ripetitivi.
IAMA-6, farmaco in fase di test clinico sviluppato da IAMA Therapeutics per inibire selettivamente la proteina NKCC1, che svolge un ruolo chiave nella modulazione del sistema nervoso centrale. Farmaco appena entrato nella fase 2. - Farmaci in fase di studio pre-clinico
Nitrosinaptina, potenziale farmaco che potrebbe essere efficace per molte forme di autismo, in quanto mira a riequilibrare l'eccessiva attività eccitatoria e inibitoria dei neuroni. - Farmaci approvati per condizioni correlate
Leucovorin, approvato dalla FDA per i bambini con autismo che presentano un deficit nel trasporto dei folati al cervello.
Antipsicotici e SSRI, farmaci come il risperidone, l'aripiprazolo e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), come la fluoxetina, sono usati per trattare sintomi specifici come aggressività e irritabilità, che possono essere presenti nei pazienti con disturbo dello spettro autistico.
Ultime notizie sulla sperimentazione di nuovi farmaci per l’autismo (come esempio su come procede la ricerca)
Ad aprile 2025, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, la Fondazione Enea Tech e Biomedical ha annunciato un investimento strategico di 5 milioni di euro nella startup biofarmaceutica Iama Therapeutics. Questa realtà innovativa, fondata nel 2021 come spin-off dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, ha l'obiettivo di sostenere lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche per malattie neurologiche complesse, tra cui l'epilessia refrattaria, i disturbi dello spettro autistico e altre patologie del neurosviluppo.
Il protagonista di questo nuovo traguardo è Iama-6, il principale candidato farmaco sviluppato dall'azienda. Questo composto è il risultato della collaborazione tra i team di ricerca "Brain Development and Disease" e "Molecular Modeling and Drug Discovery" dell'IIT, coordinati rispettivamente da Laura Cancedda e Marco De Vivo. Iama-6 è stato brevettato e ha già trovato spazio su riviste prestigiose come Nature Medicine e Chem. Recentemente, Iama Therapeutics ha annunciato che il composto ha superato i test di tossicità sull'essere umano, aprendo così la strada all'inizio della fase 2 dello studio clinico, in cui verrà valutata la sua efficacia terapeutica.
Il progetto prevede anche la sperimentazione di un inibitore selettivo della proteina Nkcc1, che ha mostrato risultati preclinici promettenti per il trattamento dei sintomi associati non solo all'epilessia e all'autismo, ma anche alla sindrome di Down e a rare malattie del neurosviluppo.
Nel settembre 2025, Iama Therapeutics ha annunciato l'avvio della preparazione per la fase 2 degli studi clinici sul composto Iama-6, il più avanzato della sua pipeline. Laura Cancedda e Marco De Vivo, rispettivamente esperti in neurobiologia e chimica computazionale, hanno dichiarato:
Abbiamo concluso con successo la fase 1: IAMA-6 si è dimostrato sicuro e in grado di regolare l’attività cerebrale in volontari sani. Il prossimo passo è l’avvio della fase 2, che sarà possibile grazie all’ultimo round di finanziamenti. Stiamo completando alcuni studi di tossicologia preclinica avanzata, fondamentali per poter iniziare la sperimentazione su pazienti. Stiamo ancora valutando tra due aree di grande rilevanza clinica: l’autismo, per cui oggi mancano completamente farmaci approvati i per i sintomi diagnostici e privi di effetti collaterali, e l’epilessia refrattaria, una forma resistente ai trattamenti convenzionali. Entrambe rappresentano bisogni clinici urgenti e il nostro composto potrebbe colmare un vuoto terapeutico importante. Questo farmaco innovativo è frutto di un approccio integrato tra chimica computazionale, farmacologia e neuroscienze, sviluppato nei laboratori dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. Non solo ha mostrato sicurezza, ma anche una capacità di modulazione dell’attività cerebrale che lo rende un candidato promettente per patologie complesse come i disturbi del neurosviluppo.