Definizioni, cause, complessità
Indice
- Bioetica ed epidemiologia
- Definizione, cause e complessità
- Film sulla demenza
- Sostegno sociale
- Trattamenti somatici e psichici
- Conclusioni
- Bibliografia
- Aggiornamenti 2026
Definizione
La malattia mentale (psichiatrica o psicologica) riguarda i disturbi del pensiero, delle emozioni e/o del comportamento. I disturbi mentali in Italia presentano aspetti della vita che sono normali, ma quando provocano notevoli disagi all'oggetto e/o interferiscono con la sua quotidianità, vengono considerati una sindrome mentale o un disturbo psicologico.
Circa il 50% degli adulti soffre di una lieve sindrome mentale in un determinato momento della propria vita. Inoltre, molte persone accusano sintomi moderati o gravi. Infatti, le malattie mentali rappresentano il 40% delle 10 principali cause di invalidità, con la depressione che emerge come la più comune. Nonostante l'alta incidenza delle malattie mentali, solo il 20% dei soggetti affetti presenta forme lievi o medie, che richiedono l'intervento di uno specialista.
Malgrado gli sforzi per comprendere e trattare tali disturbi, essi continuano a essere stigmatizzati. La sindrome mentale è spesso meno considerata rispetto a una malattia fisica; tuttavia, cambiando questo modo di pensare, si può avviare un trattamento diagnostico capace di distinguere chiaramente tra espressioni di neurodiversità non patologiche e vere sindromi patologiche. Tutto ciò è fondamentale, poiché le cause di ritorni di riconoscimento individuali o familiari non sono solo legate alla loro espressione di causa, ma anche al contesto in cui il singolo vive.
Questo passaggio di diagnosi assumerà rilevanza nel confronto con la malattia fisica: per diagnosticare un'infezione, ad esempio, si definisce l'agente patogeno (un batterio ad esempio) e si individua il somministrato antibiotico specifico, che significa che si passa dal definire la causa (il batterio) alla terapia (l'antibiotico). Nella malattia mentale, la causa può essere assai variabile ed in relazione del contesto di vita dell'individuo, da qui alla soggettivizzazione, ovvero che un sintomo depressivo nasce sempre in una realtà di contesto e quindi la terapia non può essere generica ma specifica per quell'individuo con una terapia farmacologica che è individualmente generica e una terapia psicologica che è altamente individualizzata e considera il contesto di vita.
La linea di demarcazione tra determinati tratti della personalità (come l'essere ordinati o coscienziosi) e soffrire di un disturbo della personalità può essere sottile. Per tale motivo, salute mentale e malattia devono essere considerate su una scala continua. La linea di divisione tra normale e patologico viene solitamente basata sulla gravità e sulla durata dei sintomi, e sulla misura in cui i sintomi incidono sulla capacità di vivere nel contesto delle relazioni quotidiane che implicano l'ambiente fisico e sociale.
Cause e complessità
Attualmente, si ritiene che la malattia mentale sia il risultato di un'interazione complessa tra vari fattori, tra cui: genetici, biologici (fisici), psicologici e ambientali (inclusi quelli sociali e culturali).
La ricerca ha dimostrato che in molte disturbi mentali i fattori genetici rivestono un ruolo importante. Spesso, un disturbo mentale insorge in un soggetto con una predisposizione genetica che presenta una predisposizione a tali disturbi. Tale vulnerabilità, combinata con altri eventi stressanti, come difficoltà familiari o lavorative, può contribuire allo sviluppo di un disturbo mentale patologico.
Inoltre, molti esperti ritengono che la compromissione della regolazione dei messaggeri chimici nel cervello (i neurotrasmettitori) possa contribuire ai disturbi mentali. Le tecniche di diagnostica per immagini del cervello, come la risonanza magnetica per immagini (RMI) e la tomografia ad emissione di positroni (PET), spesso evidenziano variazioni nel cervello dei soggetti affetti da disturbi mentali. Quindi, molti disturbi mentali sembrano avere una componente biologica, proprio come i disturbi di natura neurologica che si manifestano nella demenza senile o nell'Alzheimer. Tuttavia, non è ancora chiaro se i cambiamenti riscontrati siano indicatori di malattia o l'effetto di un disturbo mentale. Questo significa che un neurologo nella lettura di un esame diagnostico per immagini del cervello può verificare anomalie che significano un inizio di demenza solo se accompagnate da sintomi comportamentali soggettivi e sulla base di un singolo esame per immagini non può stabilire certezza quando la malattia è cominciata e che evoluzione avrà.
Sintesi socio assistenziale focalizzata sulla demenza più frequente: il morbo di Alzheimer
- Definizione: malattia neurovegetativa che porta a un declino progressivo e cronico delle facoltà mentali del paziente
- Cause: non è stata individuata una causa certa. l’ipotesi principale è genetica. La causa è individuata in un gene del cromosoma 21, questa ipotesi è comprovata dal fatto che soggetti Down o trisomia 21 intorno ai 40-50 anni sviluppano numerose placche senili corticali e molti di loro sono colpiti da Alzheimer.
- Fattori di rischio: sono principalmente tre:età, in genere superiore ai 65 anni; famigliarità; sesso femminile.
- Frequenza di insorgenza: si manifesta in età superiore ai 60 anni; esistono casi di insorgenza tra i 40-50 anni; alta frequenza nel sesso femminile; basso livello di scolarizzazione; il morbo dura molti anni e la morte sopravviene per altre cause.
- Evoluzione: il morbo è classificato come demenza primaria caratterizzata da perdita progressiva della memoria. Il decorso si svolge in tre fasi: Prima fase. Nei primi 2-4 anni il paziente: tende a imputare i sintomi all’età; ha perdita di memoria; ha depressione e/o ansia; ha difficoltà di relazione; perde il senso dell’adeguatezza agli eventi; perde il senso del tempo; perde il senso del valore del denaro. Seconda fase. Il paziente ha: forti cambiamenti di umore; ha grave disorientamento spazio-temporale; ha disturbi del linguaggio; ha agitazione soprattutto notturna; non riconosce più i familiari; ha perdita dell’autonomia personale (lavarsi, mangiare, ecc.). Terza fase. Il paziente entra in una fase vegetativa con dipendenza completa da altri; possono verificarsi tremori, crisi epilettiche, deliri, incontinenza totale a cui si aggiunge afasia, aprassia, agnosia; la morte sopraggiunge per complicanze e sindrome ipocinetica.
- Assistenza: la gestione del malato per i familiari è difficile sin dall’inizio perchè bisogna affrontare problemi relativi all’autonomia e alla quotidianità negli aspetti più semplici:
- i familiari spesso si rivolgono a strutture e associazioni per il sostegno alla gestione del malato quali centri di neurologia specializzati che sono in grado di: valutare la gravità della malattia, stabilire la terapia appropriata, attivare una serie di iniziative per il sostegno familiare. In seguito alla valutazione si attiveranno:
- forme di assistenza domiciliare specializzata (un insieme di servizi e interventi erogati all’interno della sua abitazione
- centri diurni
- strutture di assistenza e riabilitazione per anziani
- nelle ultime fasi della malattia è necessario il ricovero in RSA
- i familiari spesso si rivolgono a strutture e associazioni per il sostegno alla gestione del malato quali centri di neurologia specializzati che sono in grado di: valutare la gravità della malattia, stabilire la terapia appropriata, attivare una serie di iniziative per il sostegno familiare. In seguito alla valutazione si attiveranno: