ABA e dintorni



Definizione: L'ABA (Applied Behavior Analysis) è un approccio di studio psicologico basato sull'evidenza che si prefigge di comprendere il comportamento umano scomponendolo in processi che possono essere rinforzati o repressi mirando ad aumentare le abilità utili (comunicazione, socializzazione, autonomia) e a ridurre i comportamenti disfunzionali. La base scientifica dell’ABA costituisce il fondamento del trattamento di efficacia dei Disturbi dello Spettro Autistico.

Il lettore impaziente a questa definizione subito si chiede: ma l’ABA è un trattamento valido per l’autismo, oppure no? Cercheremo di spiegarlo, e subito mettiamo in campo una contrapposizione alla quale cercheremo di dare risposte entrando nel merito.

  • A favore del Metodo ABA: Efficacia, comprovata dai genitori, Personalizzazione, Miglioramento delle abilità
  • I contro del Metodo ABA: Efficacia comprovata nel breve termine, Rischio di plagio conformistico, Stress e meccanicità robotica di risposta, Impegno di processo intensivo e costi economici elevati

Sembra la contrapposizione delle azioni di una partita di calcio, ma non è così perché nel campo autistico la partita dura almeno 30 anni (il tempo per trovare uno spazio nella società al nostro bambino che ancora non parla) e poi a noi non basta sapere chi a fine partita ha vinto, ma sapere chi ha giocato bene. Mi viene da pensare che il bambino autistico sia il pallone e i genitori siano una squadra e gli operatori siano l’altra squadra; squadre che vorrebbero cercare di giocare al meglio per insegnare al bambino (pallone) in quale porta lui (lui e non noi) vorrà andare. E’ una partita ben singolare dove c’è una squadra che per età cambierà nel tempo (anche gli operatori vanno in pensione…) e l’altra squadra (la famiglia) che è costretta a giocare anche quando sarà vecchia con poca capacità di correre (oltre che di ragionare…).

Tant’è che le cose stanno così e non si può scappare con onore. Perché resistere sino al punto in cui si potrà mettere in istituto il figlio già con la barba è una fatica senza onore con sensi di colpa che non allieteranno la vecchiaia (sempre che non ci aiuti l’Alzheimer). Si lo so, e Nicoletti lo predica da un po’, a fare il caregiver familiare nell'autismo non c’è alcun onore, ma un travaglio di destino al quale si può contrapporre solo l’infinito amore e dedizione che la maggior parte delle famiglie sperimenta. Non è una famiglia con un figlio autistico, è una famiglia coraggiosa che si fa carico in blocco (genitori, fratelli normotipi, nonni, zii, ecc.) di una impresa che può essere solo compensata (in parte, ovviamente) da un nuovo clima familiare in cui l’amore non lo si sussurra, ma lo si trasforma in un agito che accomuna tutti nell’impresa. Diverrà una squadra che giocherà la partita con ruoli diversi nell’insegnare al pallone ad andare nella porta giusta. Veniamo ora a qualche spiegazione più tecnica, anche perché come famiglia non ci è consentito essere impreparati al bimbetto che frulla le mani come farfalle.

Ritorniamo allora alla definizione dell’ABA. La psicologia, a differenza delle scienze sanitarie "forti" (come la chirurgia), non dispone di un paradigma univoco o universale. Di conseguenza, l'efficacia del lavoro psicologico dipende strettamente dalla capacità del professionista di integrare le proprie competenze con una profonda comprensione del contesto socio-antropologico del paziente (cultura, etnia, visione familiare). Mentre in medicina un intervento (es. appendicectomia) è standardizzabile indipendentemente dall'individuo, in psicologia l'intervento deve essere personalizzato e adattato alle specificità culturali del soggetto. L'intervento psicoterapeutico su un bambino nello spettro autistico richiede un'attenzione ancora maggiore, poiché la natura stessa dell'autismo (variabilità genetica, percorsi evolutivi peculiari e contesti familiari unici) rende difficile l'applicazione di modelli standardizzati o precostituiti. Questo significa che possedere una solida base formativa sui meccanismi di apprendimento comportamentale non rende automaticamente un professionista idoneo alla pratica psicoterapeutica. Quest'ultima richiede studi specifici sulla patogenesi e sulla cura, analogamente a come la conoscenza dell'anatomia non abilita di per sé all'esercizio della chirurgia. Si sottolinea l'importanza di un approccio alla cura che sia altamente contestualizzato e distinto dalla semplice applicazione tecnica di nozioni apprese, evidenziando come la professionalità terapeutica nell’autismo richieda una competenza specifica, oltre alla conoscenza profonda dei meccanismi comportamentali di base.

Processi psicologici nell’ABA

Nei bambini neurotipici l’apprendimento è spontaneo, naturale ed efficiente. Anche nei bambini autistici l’apprendimento è un processo naturale, ma sono necessari interventi di facilitazione che rimuovano le barriere che limitano l'apprendimento spontaneo. In altre parole i bambini autistici hanno difficoltà ad attingere da rinforzatori naturali. Vediamo di chiarire brevemente i principali caratteri naturali illustrati nella figura a seguire:

ABA pro e contro

Come sappiamo, l’ABA è al centro di un acceso dibattito: mentre i sostenitori ne lodano l'efficacia nell'insegnare abilità sociali e ridurre comportamenti problematici, i critici – inclusi molti cultori della neurodiversità – lo contestano aspramente. Una deriva impropria è determinata dal considerare ABA come a priori scientificamente provata. E’ una affermazione che dovrebbe essere sostituita da un “sperimentalmente provata”, dato che mancano in ABA i paradigmi fondamentali e comuni delle materie scientifiche. Di fatto possiamo anche considerare questi distinguo poco rilevanti e prendere in considerazione i soli dati di efficacia privi ancora dei presupposti per considerare l’ABA come una terapia scientifica. L’errore può essere tollerato in campo sperimentale, ma è inaccettabile nel campo scientifico. Il problema è determinato dalla comunicazione sanitaria dove abbonda il presupposto “scientifico” usato per il solo fine di rendere convincente la terapia. Inoltre, si deve dire che la terapia ABA è pressoché gestita da agenzie private, mentre il suo uso è assai limitato nel campo della sanità pubblica. E’ dunque lecito il dubbio di enfasi per motivi commerciali verso famiglie che cercano una soluzione di speranza per i propri figli nello spettro autistico. 

Non bisogna esagerare nell’assolutismo sia pro che contro. Dobbiamo considerare l’ABA in campo autistico come una procedura ancora sperimentale che può trovare eccellenti risultati nelle mani di operatori e famiglie dedicate e al contempo non determinare alcun risultato soddisfacente o addirittura plagiante in altri casi. Ripetiamo il prospetto pro e contro già riportato all’inizio con maggiori precisazioni.

  • A favore del Metodo ABA: 
    • Efficacia, comprovata dai genitori. Ha una vasta base di dati sperimentali che ne supportano l'efficacia nell'insegnare la comunicazione, l'autonomia e ridurre comportamenti autolesionistici o aggressivi. 
    • Personalizzazione, si basa sull'osservazione e l'analisi dettagliata del contesto, con l'obiettivo di adattare l'intervento ai bisogni specifici del bambino. 
    • Miglioramento delle abilità, aiuta a sviluppare competenze scolastiche, sociali e di vita quotidiana fondamentali.
  • I contro del Metodo ABA: 
    • Efficacia comprovata nel breve termine, 
    • Rischio di plagio conformistico, critici e adulti autistici segnalano che l'ABA a volte mira a sopprimere comportamenti tipici dell'autismo (es. stimming) per rendere la persona più "accettabile" socialmente, piuttosto che valorizzarne l'identità. 
    • Stress e meccanicità robotica di risposta, se condotto in modo rigido e senza supervisione esperta, il metodo può risultare innaturale, riducendo l'apprendimento a schemi meccanici o punitivi. 
    • Impegno di processo intensivo ed economico, i programmi richiedono molte ore settimanali e hanno costi elevati, potendo impattare pesantemente sulle dinamiche familiari.

I pro e i contro della terapia ABA sono discusse in rete web in modo approfondito da associazioni ed esperti (maggiori dettagli sono disponibili su Autismo Bergamo e sui pro e contro clinici analizzati da Medical Spuri). Due esperienze vissute sono presenti nel blog di Gianluca Nicoletti  e nel blog di Marina Viola  che raccomando entrambi per l'onestà e concretezza con la quale descrivono la loro esperienza. Marina Viola ha poi sctitto un libro con la storia della sua famiglia alle prese con Luca e il suo spettro autistico (Marina Viola. Il volo del tacchino. Mio figlio autistico va a vivere da solo. Ponte alle Grazie, 2026).

Conclusioni

Per le conclusioni riportiamo due posizioni non in conflitto, ma che si rivolgono ai due ruoli basilari per l’educazione speciale dei bambini nello spettro autistico: quello degli operatori di psicologia educativa speciale e quello dei genitori caregiver con figli o nipoti autistici.

Prima conclusione da parte di Professionisti. Sintesi in quattro focus tratta da Early Intensive Behavioral Intervention e interventi comportamentali classici di Paolo Moderato e Giovanbattiststa Presti. Pubblicato in Autismo di Luigi Mazzone, Martina Siracusano e Giacomo Vivanti. Edizioni Il Pensiero scientifico Editore, 2025.

  • Solo la conoscenza dei processi e dei principi porta alla scelta più idonea delle procedure, e al loro utilizzo nei diversi training in una visione contestuale che caratterizza gli interventi comportamentali dato che solo la visione contestualista è in sé dinamica ed evolutiva per il bambino. 
  • Si fa notare che nel tempo è anche mutata la dimensione quantitativa, Oggi il dogma delle 40 ore settimanali non esiste più: ci sono situazioni molto compromesse in cui è necessario un elevato numero di ore, ce ne sono altre in cui un numero di ore così importante si configurano come accanimento terapeutico.
  • Un ruolo importante è quello dei genitori: oggi il loro ruolo è stato ridefinito, riportandolo a quello di persone impegnate in una genitorialità difficile che devono essere aiutate a svolgere il loro complesso compito. 
  • Gli interventi comportamentali intensivi precoci si sono affermati come interventi sostenuti da prove di efficacia e quindi rappresentano una scelta elettiva. Ciò non autorizza, tuttavia, a definirla come l’unica scelta: la complessità e la varietà dello spettro richiede un atteggiamento scientifico aperto. L’atteggiamento assolutista e acritico che si è diffuso in alcune frange di "sedicenti analisti del comportamento” che utilizzano la parola evidence-based come un mantra, è quanto di più lontano ci sia dal pensiero scientifico.

Seconda conclusione da parte mia, nonno di Tommaso di 4 anni, caregiver familiare volontario già ordinario di Biologia farmaceutica, che propone altri quattro focus di riflessione.

  • Si comprende che l’applicazione delle procedure ABA si basa su sistemi complessi nei quali l’efficacia si determina su un bagaglio esperienziale di tipo evolutivo di non facile acquisizione. Nella maggioranza dei casi la criticità delle procedure ABA non si esprimono tanto sulla conoscenza cognitiva, quanto nel possedere un bagaglio esperienziale adatto al singolo caso. Bisogna dare il giusto valore alla soddisfazione dei genitori dato che l’efficacia può mascherare un forte condizionamento e non un processo educativo.
  • Si comprende che i migliori operatori sarebbero i genitori per il contatto e la relazione su cui si basa la loro funzione e il riconoscimento che si instaura tra loro e figlio autistico. Questa affermazione parte da un presupposto utopistico (quanti genitori possono diventare operatori ABA per il proprio figlio?). Utopistico o difficile è anche trovare uno psicologo specialista con esperienza nell’autismo e nell’ABA capace di intervenire con proprietà. Comunque si deve ricordare che essendo molte le competenze necessarie per la terapia dell’autismo, è molto più sicuro e rassicurante che il bambino sia seguito da una equipe multifunzionale dove la specializzazione dell’uno si stempera e si arricchisce in quella dell’altro specialista.
  • Si ricorda che l’ABA richiede un tempo settimanale non piccolo il che comporta che lo psicologo potrà veramente seguire solo pochi casi e, inoltre, che i genitori non hanno il tempo concreto di dedizione al figlio autistico perché hanno anche altri ruoli familiari, oltre che di lavoro, per assicurarsi un’esistenza fruibile e gratificante (si ricorda che l’incidenza di separazioni nelle coppie con figli autistici è superiore a quella rilevabile nelle coppie con figli neurotipici). Una serie di problemi che non sono di facile soluzione su base metodologica, ma trovano un accomodamento di base singola di caso per caso. Il che, come si può capire è un impegno tanto globale concentrato sul figlio autistico da far sì che genitori e operatori vivono un carico di impegno non facile.
  • E’ necessario valutare da parte della famiglia le risorse umane e economiche che si possono mettere in gioco mantenendo la famiglia funzionale e reciprocamente soddisfacente per tutti i suoi componenti. Ciascuna famiglia deve trovare una sua strada percorribile e non c’è operatore che la possa costruire, ma solo suggerire man mano che si procede nella crescita del bambino nello spettro autistico e dei componenti della famiglia nel loro reciproco spettro relazionale.